.. Solo chi, terrone come me, ha frequentato l’universita’ piu’ a nord di Roma, puo’ sapere cosa vuol dire un viaggio in treno da Milano (o da Torino.. o da Bologna..) a Lamezia Terme (o peggio in Sicilia) durante 4 momenti chiave: natale, pasqua, estate, elezioni.

Solo chi ha vissuto sulla propria pelle, uno di quegli interminabili viaggi di 12.. 14…. 16..18…. (dipendeva dal guasto del momento), potra’ vagamente immaginare le 15 ore di viaggio in bus che ci hanno portate da Bagan al Lago Inle. Anche in questo caso vale il fantastico “detto” cambogiano: same same but different. La ricetta di base e’ la stessa che sui mitici treni espresso delle ferrovie italiane: corsa folle per occupare il posto migliore (o il posto.. e basta), passeggeri con cento valigie che pretendono di farle stare in un centimetro quadrato (e generalmente addosso agli altri passeggeri), gente in piedi, gente seduta a terra, gente seduta fuori….(dal finestrino…. o dal portellone…)

Il tutto pero a bordo di un autobus del 1950, con la portiera chiusa da un elastico e i sedili in legno e ferro. E per chiudere il tutto… curve interminabili, scatarrate continue e fermate ogni 15 minuti per i motivi piu’ diversi. Il piu’ ricorrente e’ naturalmente il cibo, che sembra ossessionare gli orientali tanto quanto noi italici. Ci si ferma per colazione, pranzo e merenda. Poi, non appena l’autista e i suoi vari assistenti hanno nell’ordine: riempito la panza, orinato e sputacchiato almeno una decina di volte si parte di gran carriera. Chi c’e’, c’e’. Io stavo rimamendo in un posto non meglio identificato perche’ ho tardato troppo a fare la pipi. Neanche sto a raccontare quante strombazzate di clacson mi sono beccata per aver commesso questo madronale errore. Ma alla fine siamo arrivate… con il culo ormai a forma di panchetta ed in testa un solo pensiero… al ritorno prendiamo l’aereo, vero?????

E invece poi abbiamo preso di nuovo il bus.. ed e’ stato meno traumatico di quello che pensavamo (era un bus VIPSSSSSSS).

Abbiamo passato dei giorni molto rilassanti al lago Inle, visitando mercati, terme, vigneti (nonostante il cagotto da tofu salad e altre varie ed eventuali sfighe…) e poi siamo ritornate nella capitale Birmana per partire di nuovo in direzione mare.

La Birmania e’ stato sicuramente il paese piu’ bello che abbiamo visto. Non solo per la storia, per la cultura e per le bellezze naturali, ma soprattutto per la gente, ancora autentica, cordiale e disponibile nonostante la situazione di estremo disagio nella quale vengono costretti a vivere.

Ora siamo a Ko Tao e fra qualche giorno purtroppo dovremo tornare al punto di partenza…Che dire….. prima di riprendere il volo per Milano daremo le impressioni finali….Anche se sarebbe bello poter tornare solo per riabbracciare le persone a cui si vuole bene e poi ripartire di nuovo alla “scoperta”.

Francesca

 

Ciao a tutti, la pigrizia marittima che si e’ impossessata della mia personcia mi permette solo un piccolo commento a quanto scritto dalla mia compagnetta di viaggio (mi riprometto di scrivere al piu’ presto con le mie considerazioni finali).
Si, non posso non trovarmi d’accordo con Franci sulle impressioni Birmane. E’ stato decisamente il paese che piu’ ci e’ piaciuto. In ogni angolo abbiamo trovato un angelo custode pronto ad aiutarci e ad accompagnarci, e non solo, abbiamo rimediato anche dei potenziali mariti che ci siamo viste costrette a rifiutare perche’ presentatisi tutti con un bel guinzaglio in mano…
…e diciamocelo pure, noi dobbiamo continuare a viaggiare ed a spostarci come un indovino ci disse…moving moving…
Elena

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