Ed eccoci arrivate in Cambogia. É il 3 aprile, in un caldo pomeriggio cambogiano e la scelta del titolo non é casuale.
I nostri primi passi nella capitale cambogiana sono tutti verso una durissima realtá, quasi un trauma post parto.
Non appena arrivate, dopo aver preso un taxi in aereoporto, ci siamo subio ‘scontrate’ con delle immagini poco felici che rappresentavano la primordiale ‘fame’ di alcuni bambini frugando nei cestini della spazzatura in cerca di qualsiasi cosa.
L’impatto é stato molto diverso rispetto a quello che abbiamo avuto a Bangkok; abbiamo trascorso delle giornate intense e per certi versi tristi. Vedere i bambini rovistare nella spazzatura o vederli obbligati da adulti a chiedere l’elemosina non é di certo piacevole. La povertá é veramente ”presente” ed i bambini sono i primi a soffrirne.
Io, personalmente, non sono riuscita a tirar fuori spesso la macchina fotografica per volontá mia a custodire i fotogrammi di ció che ho visto gelosamente.
Nonostante tutto il giorno successivo al nostro arrivo, abbiamo percorso in lungo ed in largo la cittá visitando il Palazzo Reale, il Museo Nazionale ed il famoso S-21, la scuola degli orrori del genocidio.
Lunedí 5 abbiamo preso un autobus verso la cittadina di Kampong Chanang, visitando una popolazione di origine vietnamita che vive sull’acqua, visitato il loro mercato ed abbiamo percorso delle strade nei campi di riso con due simpatiche guide che ci hanno accompagnato con le loro moto. Ovviamente in una moto eravamo in tre, Arianna, la guida e me e nell’altra moto Franci e l’altra guida. Il giretto si é concluso con un piacevole incontro-chiacchierata con dei monaci che ci hanno tempestato di domande anche abbastanza impegnative sulla differenza tra il cristianesimo ed il cattolicesimo intercalando milioni di volte con la parola ”sisters”.
Le nostre guide ci hanno accompagnato alla fermata dell’autobus e siamo tornate in cittá.
Credo che sia stata la prima vera giornata in cui ci siam sentite davvero delle ‘viaggiatrici’. Vedere lo stile di vita di questa gente, la curiositá nei loro occhi, il gesto di una bambina che si avvicina solo per stropicciarti un attimo il braccio perché magari lo vede solo di colore diverso dal suo é valsa proprio la pena.
Conclusa la parentesi Phnom Penn si parte alla volta di Siem Reap e quindi i templi di Angkor.

Elena

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